Oracle vs Red Hat: il mio miglior nemico…

Oracle ha annunciato Unbreakable Linux, un programma di supporto alla distribuzione Red Hat Linux che prevede un servizio di assistenza e sviluppo autonomo delle patch di sicurezza il tutto a prezzi concorrenziali. Red Hat ed Oracle sono da anni partner e quello sferrato da Oracle è secondo me un colpo bassissimo provando a far convergere gli attuali clienti Red Hat verso i propri servizi. Il tutto senza avviare un fork del progetto come avviene nei normali casi ma sfruttando la licenza GPL per utilizzare il codice Red Hat e ridistribuirlo con il suo marchio, per la serie ora guadagno mercato con il lavoro degli altri usando come specchio per le allodole dei costi più bassi (ed è facile visto che non hanno sopportato costi per lo sviluppo) poi magari faccio vedere che propongo qualcosa di diverso e metto in giro qualche patch (magari copiata anche questa) di “sicurezza”.

Come prevedibile è arrivata la reazione di Red Hat linkata nel momento in cui vi scrivo, in maniera ben visibile in home, nella replica tra le tante cose afferma che le certificazioni hardware rilasciate hanno valore solo per la versione originale di Red Hat Linux, qualsiasi modifica apportata alla distribuzione va ad inficiare la compatibilità con l’hardware e le applicazioni certificate per Red Hat Enterprise Linux.

Con il suo annuncio Oracle ha fatto perdere in borsa il 25% a Red Hat, nulla di strano direte voi, in un mercato libero sono cose normali (abbiate pazienza noi italiani non siamo abituatia tale mercato) ma l’idea di speculare sula lavoro degli altri mi irrita non poco, staremo a vedere. Un fork per prendere una nuovo strada sarebe stata cosa da me condivisa, in particolar modo in un segmento di mercato in cui Red Hat la fa da padrone, la concorrenza non può che farci piacere, in questo modo è l’ennesima azienda che usa GNU/Linux nel modo sbagliato.

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Ubuntu Linux 6.10, Edgy Eft: recensione

La nuova Ubuntu Linux è disponibile nella versione stabile da due giorni, oggi è stata resa disponibile Xubuntu completando così il quadro dei progetti di punta della Canonical.

Dopo due giorni di prova posso esporre le mie prime impressioni, le cose che più mi hanno colpito, le cosa d’impatto non altro, per il resto bisogna aspettare.

La prima cosa che ho notato (almeno sulla mia macchina) è che il live cd è più lento nel caricarsi rispetto Dapper, una volta caricata però occupa meno memoria, inoltre cosa che non accadeva con Dapper, non ho avuto bisogno di date un up alla scheda di rete, tutto era pronto, non ho dovuto toccare nulla se non avviare Firefox 2 per poter navigare.

Procedendo con l’installer grafico tutto funziona alla perfezione e in 8 minuti mentre navigavo ho avuto la mia Edgy Eft installata; quì devo registrare un “errore”, terminata l’installazione ci viene chiesto se vogliamo riavviare per poter utilizzare la nuova instalazzione oppure continuare ad utilizzare il live cd, io ho scelto di riavviare e mi si è presentata una schermata in cui mi si diceva di togliere il cd dal lettore e premere enter per il riavvio, lì la macchina si è bloccata, non si riprendeva neanche con il reset o il tasto di accensone, ho dovuto quindi spegnere l’alimentatore e riaccenderlo.

Al riavvio non ci sono stati problemi, l’avvio di Edgy è gestito dal nuovo upstart di cui vi ho già parlato, l’avvio non è fulmineo ma è finalmente in linea con i concorrenti, Windows e Mac OSX, con la sola differenza che l’avvio di Windows è ancora dipendente dal numero di applicazioni installate nel sistema oltre che dai servizi attivi, Mac OSX e GNU/Linux, in particolare questa Ubuntu solo dai servizi attivi.

Con questa nuova versione i servizi attivi di default sono veramente quelli necessari rendendo la distribuzione più reattiva, il resto lo fa la nuova versione di GNOME (2.16) che migliora gioro dopo giorno, sempre più leggera, con Dapper tutti avevano notato come finalmente il terminale avesse tempi di caricamento umani, ricordo che lo si considerava finalmente paragonabile a Konsole, a mio parere ora è anche superiore, una vera scheggia.

Ho solo una cosa da rimproverare al Team di GNOME, secondo me non si può integrare nel progetto due mattoni come F-Spot (GThumbs è nettamente superiore) e Tomboy e lasciare fuori Tracker … sono invece contento di aver trovato Baobab

che dire quindi GNOME promosso quasi a pieni voti 🙂 così come l’intera Ubuntu, più leggera, più reattiva, come sempre pienamente compatibile con tantissimo hardware già al primo avvio e con repository pieni di pacchetti fin dal rilascio.

Per concludere il mio giudizio (se mai potrà sevire a qualcuno) è positivo, non vi aspettate stravolgimenti eccessivi, effetti speciali o quant’altro, ci troviamo di fronte all’ennesima dimostrazione di maturità di una distribuzione che in pochi anni è diventata la regina del settore Desktop meritandolo ampiamente, release dopo release migliora di pari passo con GNOME (è stata un ottima scelta legare così tanto la distribuzione principale a qusto Desktop Enviroment).

Dopo la recensione vi segnalo la guida ufficiale ed una non ufficiale, più ricca di FAQ e consigli(la famosa ubuntuguide) per poter meglio adattare la distro alle vostre esigenze:

Linux Different #4: Tracker, Spotlight per Linux

Da quando ho provato Spotlight ho provato a trovare qualcosa il più simile possibile per GNU/Linux, ad oggi sicuramente il più utilizzato è Beagle che non ho mai amato troppo causa la sua pesantezza (vedi utilizzo di Mono) e all’integrazione in GNOME che per causa mia o per causa del progetto (non ci ho mai voluto perdere più di tanto la testa) non ho mai trovato.

Seguendo l’ottimo blog di felipe tempo fa lessi di Tracker, dopo una lettura poco approfondita mi fu subito chiaro che con una buona integrazione nei DE ed una richiesta di risorse giusta per le sue operazioni sarebbe stato un gran bel prodotto, non avrebbe avuto nulla da invidiare a Spotlight di Mac OSX Tiger e si sarebbe dimostrato ben superiopre a Beagle.

Oggi Tracker è abbastanza maturo per essere utilizzato, io l’ho provato con Ubuntu Dapper seguendo i semplici passi della guida presente sul wiki ufficiale. Sono veramente contento di averlo provato è fantastico, leggerissimo (mi occupava solo 6 mega mentre indicizzava due dischi di grandi dimensioni pieni di roba) e perfettamente integrato in Nautilus ed in generale in GNOME.

Sembra che l’ideatore sia in contatto con il Team di GNOME per far integrare Tracker nella prossima release, la 2.18 io personalmente me lo auguro.

Elaborazione digitale delle immagini: Filtri lineari e non lineari

 

In elaborazione digitale delle immagini si è soliti dividere i filtri da applicare alle immagini in lineari e non lineari, il filtro lineare più utilizzato e quello di media. Esso sostituisce al pixel centrale nel quale è centrata la maschera la media dei valori di tuti i pixel che ricadono nella stessa. Vediamo come applicare tale filtro in matlab (sito del produttore, scilab valida alternativa free a matlab):

f = imread(‘bimba.tif’);

m = ones(3)/9;

g = imfilter(f,m);

imshow(f), title(‘immagine originale’)

figure, imshow(g), title(‘immagine filtrata’);

la spiegazione è abbastanza semplice, applicando una maschera 3×3 la media mobile si realizzare attraverso l’istruzione

m = ones(3)/9;

il valore di m sarà:

>> m

m =

0.1111 0.1111 0.1111

0.1111 0.1111 0.1111

0.1111 0.1111 0.1111

l’applicazione del filtro avviene attraverso l’istruzione imfilter.

Un filtro non lineare molto importante è il filtro mediano, esso è molto utile per la riduzione del rumore impulsivo, esso msostituisce al pixel in esame un valore che ricade nella maschera tale che metà dei valori risulti inferiore ad esso e metà superiore, l’implementazionein matlab è:

%carico l’immagine

f = imread(‘monete.tif’);

%genero un rumore impulsivo

h = imnoise(f,'salt & pepper',0.02);

%applico il filtro mediano

g = medfilt2(h);

imshow(h), title(‘immagine con rumore’)

figure, imshow(g), title(‘immagine filtrata’)

l’effetto è il seguente:

Arriverà la tassa per il dick e la pussy?

Il titolo è forse poco indicativo, capirete proseguendo nella lettura dell’articolo… Il 20 settembre (2006) è iniziata la riorganizzazione dell’elenco dei CAP e Poste Italiane (si quelli del paguro e compagnia bella) ha deciso di non rendere più disponibile l’elenco completo dei CAP dal suo sito ma solo la ricerca di singoli CAP (provatela e poi datemi un parere su come funziona). L’elenco ufficiale è anche scomparso dal sito del Ministero delle Comunicazioni, così se per lavoro o anche per semplici questioni di studio (a me è capitato un paio di volte) dovesse essere necessario l’intero elenco dovremmo ricercare tutti i CAP a mano oppure (quì arriva il bello) si è costretti ad acquistare un programma proprietario, funzionante solo su Windows.

In sintesi si è limitato l’accesso ad informazioni pubbliche per trarne profitto, questo è ciò che ho appreso leggendo come di consueto linuxvalley.it. Come spesso accade però la FSF ci tende una mano e mette liberamente a disposizione uno script per poter comodamente ottenere le informazioni che riguardano i CAP inviando anche una lettera aperta al ministro delle comunicazioni.

Segnalo anche un software libero scritto da Daniele Cicerone che svolge le stesse funzioni ed ha seguito l’intera vicenda dal principio.

Tornando al titolo pensate ancora che non centri nulla? Sono sicuro che presto dovremo pagare anche per la dotazione di dick e pussy che la natura ci ha concessi…

Fonetica nel pattern matching con php

In questo periodo per lavoro mi sto scontrando con problemi che riguardano il matrching tra stringhe. Gli strumenti per la manipolazione delle stringhe che il php mette a disposizione sono diversi, tutti molto efficaci a seconda dei casi.

Ci sono casi in cui le normali operazioni di confronto e sostituzione tra stringhe e caratteri non bastano, così ci viene in aiuto la fonetica. Le funzioni che il php ci mette a disposizione sono metaphone e soundex. Entrambe calcolano una chiave per ogni suono uguale, ovvero fornisce un impronta derivata dalla pronuncia della parola. Metaphone fornisce una chiave secondo la pronuncia inglese della parola ed ha una lunghezza variabile, essa è formata dalla prima lettera della parola e da un numero con diverse cifre. Soundex fornisce una chiave dello stesso tipo di metaphone ma di 4 caratteri, il primo carattere è la prima lettera della parola, poi ci sono 3 cifre che rappresentano il risultato dell’operazione.

Per meglio comprendere l’utilità di queste funzioni vediamo alcuni esempi:

<?
echo "\n".soundex("Viale Marconi")." ". soundex("V.le marconi");
?>

con un normale confronto le due stringhe risulterebbero differenti sfalsando dunque qualche vostro controllo, soundex invece ci fornirà due chiavi del tipo V… e V… dove al posto dei … ci sono dei numeri, uguali perchè foneticamente le due parole sono molto vicine.