Open source, free software e aziende, la filosofia non centra

Dopo la questione Oracle – Red Hat ho provato a vedere la questione da un ottica differente, ho provato a pensare al ruolo che l’open source sta oggi ricoprendo nelle aziende.

Mi sono spesso lamentato come grandi aziende come Apple Ebay/Skype (ma anche tante altre) trattano il mondo GNU/Linux, Apple ha preso tanto dal mondo open source per il suo Safari (ricordiamo la collaborazione con KDE nel lontano 1995) e alla metodologia di sviluppo open source in genarale deve l’ottimo livello di stabilità di OSX, non si è mai sognata però di donare agli utenti GNU/Linux ne iTunes ne QuickTime ad esempio (sono secondo me le due più importanti killer application realizzate), per riconoscenza ma anche perchè no per strizzare l’occhio ad una fetta di mercato, anche in binario ma dovrebbe renderli disponibili.

Discorso simile può essere fatto per Skype, il suo famoso ed omonimo client è disponibile per Linux ma supportato malissimo, quì si apre una nuova parentesi, ciò che rende ineguagliabile il mondo GNU/Linux è la comunità e il supporto, le migliori distribuzioni, i migliori applicativi open source sono quelli che hanno alle spalle una buona comunità e un supporto dignitoso. Ciò non vuol dire non avere profitti, volete degli esempi? La Canonical realizza Ubuntu Linux attualmente la più usata distribuzione in ambito desktop (non dovrei sbagliare se scrivi che è anche attualmente la migliore) che ha stimato di trarre degli utili nel 2007 anche nel settore server vive di servizi legati ai suoi prodotti rilasciati gratuitamente sotto licenze GPL e simili; dove non è sufficiente il lavoro svolto da Canonical cè la comunità che fornisce supporto agli utenti ma anche strumenti da integrare nella distribuzione stessa. MySQL AB rilascia il suo omonimo database in doppia licenza, ciò le permette di vivere, di pagare gli sviluppatori e quant’altro e a noi tutti di usufruire del loro lavoro in maniera gratuita.

Di esempi da fare ce ne sono tantissimi, ogni azienda utilizza l’open source, il free software, GNU/Linux come meglio crede, alcune aziende hanno un etica e un intelligenza tale da capire a fondo la filosofia di questi movimenti, lasciando alla comunità così come hanno preso, altre pensano solo ai loro profitti (cara Apple con tutta la stima che ho per te questa proprio non l’ho mai digerita…), vedi recente accordo Novell Microsoft.

Un’ottica diversa è secondo me quella che riguarda le piccole e medie imprese, molte di queste svolgono operazioni che potrebbero benissimo svolgere con software free e open source, operazioni di video scrittura, navigazione in rete, utilizzo della posta elettronica ma anche operazioni legate a calcoli, scientifici, economici e qualsivoglia elaborazione numerica. Il tutto con un notevole risparmio economico, con maggiore affidabilità e sicurezza; cosa gli impedisce di utilizzare tali strumenti? L’ignoranza dico io, il mio parere è che negli anni è andata affermandosi una contro cultura informatica avente nel suo statuto idee come “se è gratuito non è di qulità“, “se sono disponibili i sorgenti non è sicuro“, “se non vi è l’azienza dal nome blasonato dietro un software allora non ci sarà supporto” ed altre cretinate come questa.

Oltre che bacchettare le aziende fucilerei anche i tecnici, molti miei futuri colleghi meriterebbero di perdere il proprio titolo dopo aver messo su sistemi che utilizzano software proprietario costoso, spesso poco sicuro e di scarsa qualità, o per aver proposto strumenti sbagliati in una consulenza. Il mondo dell’informatica è passata dall’alto livello di competenza degli anni 60-80 dove ogni tecnico conosceva bit per bit cosa accadeva nel proprio elaboratore, dove il software si scriveva prevalentemente in Assembrer e in C ad un livello di ignoranza tale che se non trovi un menù a tendina non sai come muoverti, così anche chi sa cambiare lo sfondo del desktop in Windows diventa un rivenditore informatico e chi fa un programma che calcola la somma di due numeri usando il Visul Basic si considera uno sviluppatore. Questa popolazione di “tecnici altamente specializzata” (nell’installare emule e chissà quale altro software P2P) è poi alimentata da alcuni professori universitari e non che nel pieno dello spirito didattico obbligano lo studente ad utilizzare software proprietario, questo a volte è fatto in buona “fede”, loro hanno imparato ad utilizzare matlab non hanno l’elasticità mentale per provare e proporre soluzioni free come scilab o octave, pigrizia o negligenza? Fate voi…

Spesso ci si lamenta perchè Microsoft ha il monopolio, perchè le sua applicazioni non sono stabile o sicure, le alternative esistono basta cercarle, a tutto cè rimedio tranne che alla stupidità.

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3 thoughts on “Open source, free software e aziende, la filosofia non centra

  1. Darkbyte ha detto:

    Beh hai ragione su tutto Nicò, ma tieni conto che molto spesso le aziende (piccole e medie, non so quelle grandi) continuano ad utilizzare una certa rotta per “abitudine”. Sai quante volte ho tentato di convincere qualcuno del mio ufficio ad utilizzare Firefox? Poi capitano le cose che ti fanno “perdere di credibilità”. Ad esempio perchè con Firefox non riesci a far funzionare il cd di Pagine Gialle che funziona con gli OCX; Thunderbird non supporta benissimo le e-mail “inviate” con Outlook Express, e in ufficio sai che arrivano un casino di e-mail da avvocati, consulenti del lavoro, curriculum, rivenditori…. Un mio collega usa Thunderbird ma mi fa notare come a volte sia impossibile eseguire correttamente un “Reply”. Il nostro sito interno (usato al callcenter) ad esempio funzionerebbe pure con Firefox, ma alcune cose i produttori le hanno implementate non seguendo gli standard, ragion per cui si rende necessario l’utilizzo di IE; e quindi vien fuori che Explorer funziona “meglio” perchè inghiotte di tutto (che poi non hanno manco tanto torto…). Per non parlare poi della suite di Office: si può convincere un ufficio ad abbandonare COMPLETAMENTE un software e ad adottarne un altro? I problemi in questo caso sono due: tutti i documenti presenti nei pc DOVREBBERO riuscire ad essere aperti in maniera IDENTICA anche con il nuovo software; basta un millimetro di sfasamento che la segretaria (e purtroppo ha ragione) dovrebbe risistemarseli tutti perchè senò in stampa è un casino. E poi i rapporti con i documenti scritti dal resto del mondo? Documenti Word scritti da altri ed inviati via e-mail, se non si aprono correttamente? Il problema spesso non è solo LOCALE, ma con il resto del mondo…

  2. xlinux ha detto:

    oramai cè un circolo vizioso e se si vuole lavorare non si può fare altro che adattartsi lo capisco e succede anche a me non resta che sperare in un lento cambiamento che sicuramente coinciderà con il miglioramento o meglio l’avvicinamento del software open source con quello proprietario. Stiamo a vedere io nel mio piccolo cerco valutare per bene tutte le alternative quando faccio consulenze o altro

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